Non è così…

Era uscito…aveva sbattuto la porta, come a voler mozzare tutto quello che provava quando stava dentro, quella sensazione di pesante angoscia, quell’impossibilità di convivere con se stesso, con quel Soggetto che gli aveva procurato tanta sofferenza, con i suoi errori, con il suo essere inutile, inappropriato, fuori dal mondo. Risuonava ancora quel silenzio. Il silenzio di chi non ha più niente da dire, il silenzio di un urlo che esaurisce la voce diventando muto. Il silenzio di Lei che aveva avvolto la casa dopo aver detto “Basta”. Da allora tutto si era cristallizzato. Tutto imprigionato in un immobilismo, senza respiro, e lui non esisteva più. La sua anima era diventata trasparente, il suo nome gli provocava dolore. Voleva scappare, scappare da se stesso e cominciò a camminare, sempre più veloce come  a voler lasciare indietro parti del proprio corpo, ad ogni passo. Il mescolarsi di voci, rumori, macchine, l’essere indefinito della città, contribuivano a  creare una sensazione di niente e di tutto, che rimbalzavano dentro di lui, come una magma in bilico che perde identità acquisendo tutto quello che distrugge. L’aria era calda, nonostante fossero le quattro del pomeriggio, e sentiva il suo cuore battere nelle orecchie ma era un battito meccanico, si disse, perché il cuore LUI non lo aveva più. Non sapeva dove stava andando e si accorse di aver seguito il fiume solo quando percepì un profumo di terra bagnata che gli stava procurando, stranamente, una piacevole sensazione di freschezza che poco si confaceva alla sua triste immagine di disperazione. Ma durò un attimo perché si ricordo che lui non poteva essere felice, aveva rovinato tutto e meritava solo un’eterna sensazione di niente. Eppure avrebbe voluto toccare l’acqua, sentire la sua trasparenza, la sua freschezza, ma non poteva abbandonarsi e cambiò strada, girò a destra tra arbusti che lo costringevano ad aprirsi un varco con le mani. Era costante nel cammino, ansiotico e senza pause, incurante delle spine che lo graffiavano; tanto lui non valeva nulla. Poi all’improvviso si trovò in uno spazio vuoto, verde, immenso. Per quanto girasse gli occhi non c’era niente se non un vecchio albero, senza foglie i cui rami sembravano le mani che, per il passare degli anni, avevano acquistato una forma spigolosa e ciononostante sembrano pronte a stringere ed accogliere chi girava intorno a lui. Un soffio di vento accarezzo il suo viso, era un soffio potente come se l’albero avesse buttato fuori il suo respiro e la sua voce, perché, per quanto le sue orecchie non percepissero niente, se non un sibilo, gli sembro di sentire come una fiaba, un racconto. E non poté fare a meno di fermarsi. Ed ascoltare. Era la storia di un’anima appassionata che amava così tanto forte da non respirare, che credeva nei sogni, nelle stelle, nel fuoco…Era la storia di un’anima ferma in un pozzo buio perché non credeva più in niente… E mentre ascoltava la favola raccontata dal vento, sentì  una voce, una voce dentro di lui che rispondeva al vento…era la sua anima che lo ringraziava  per aver raccontato la sua storia, per aver parlato con lei, per averla liberata da tanta solitudine. Fu allora che percepì il soffio  divenire più forte, e in quella potenza dell’aria sentì il proprio respiro. Senti il proprio cuore esistere…sentì la forza di tutti i momenti della propria vita e nonostante la sua imperfezione capì di essere incredibile e non potè fare a meno di amarsi.

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