La pioggia scendeva silenziosa. Si sentiva terribilmente triste, inadeguata. In quel momento niente avrebbe potuto portarle sollievo. In quel momento non c’era nessun posto in cui avrebbe voluto essere. Voleva piangere…Era tutto confuso dentro di lei e questo indefinito del suo essere le provocava una mancanza d’aria. Come se una mano invisibile stringesse tra le mani il suo stomaco impedendo alla sua anima di respirare. Forse doveva estrapolare la causa del suo malessere. Doveva capovolgere i suoi pensieri, come i giochi in una scatola. E guardarli a uno a uno, analizzarli, perché lei sapeva che dentro di sé, nascosto nell’indefinita dimensione della sua esistenza c’era la causa del suo dolore. Lei non voleva ammetterlo. Lei non ne voleva parlare. Del resto chi mai avrebbe capito, come poche parole, le più innocue per i più, erano in grado di resettare il suo cuore. Sapeva di essere non comune nell’agire. Di sfuggire alla dimensione leggera della vita. Sapeva guardarsi in modo lucido, razionale, come una bambina guarda e muove la Barbie nella sua nuova casa. In egual misura, sapeva muoversi in modo totalmente irrazionale ed appannato, perfettamente contrario alle prescrizioni che si impartiva per curare il suo male.

Ma chi la detto che bisogna essere felici? Ma poi che cosa è la felicità? Bisogna prendere atto che la felicità, come stato permanente, non esiste. Se vuoi comprare la felicità sappi che nel pacchetto omaggio è compresa anche la tristezza. Immagina un momento fantastico, tipo stare tra le braccia della persona che ami. Per me è fantastico e vorrei che fosse per sempre. Ma siamo sicuri??? Una, due ora, un giorno, una notte e poi? Il momento è meraviglioso perché sai cosa vuol dire essere distante. Basta basta! Parlo con me. Sto a rovinarmi la vita perché ho paura di perdere qualcosa. Sono una palla al piede di me stessa. Eppure le emozioni, tutte, hanno la loro dignità. E poi i momenti in cui ho perso qualcosa sono stati i momenti in cui sono emerse le mie energie, la parte più bella e nascosta di me. Sono stati i momenti che guardo con più tenerezza. Sono stati i momenti che mi hanno poi dato molto più di quanto ho perso. Si ama si odia, si sbaglia, siamo fragili, forti, inconsapevoli, coscienti. Siamo vivi. Forse è questa la felicità. Ognuno di noi ha la possibilità di comporre ogni giorno la propria esistenza, le cui emozioni, riportate sulla tela, hanno il colore della fusione tra gli eventi e la percezione del proprio cuore. Forse qualunque siano i colori del quadro, vale sempre la pena di dipingerlo.

Si trovava come immobilizzato da mille idee ed emozioni non definite. La rabbia, la delusione si erano avviluppate alla sua anima rendendo inerte la sua mente. E in questo nulla comincio a scrivere e i pensieri cominciarono ad uscire uno ad uno come da una matassa acquisendo vitalità sempre più potente e lucida. Fu allora che si accorse che la vittoria più  grande non è  vincere ma avere un’idea. E cosi comprese che non era ancora giunto il momento di fermarsi.