La prima volta che lo vide era seduto, immobile davanti ad un tavolo. Erano le 10 di mattina e il pranzo non sarebbe arrivato prima di mezzogiorno.

  • 10349506_345675538930887_236457859_nLa prima volta che lo vide era seduto, immobile davanti ad un tavolo. Erano le 10 di mattina e il pranzo non sarebbe arrivato prima di mezzogiorno. Eppure lui era davanti ad una tovaglietta verde e un bicchiere di plastica. Ma non era lì ad aspettare qualcosa da mangiare. Lui non aspettava niente, se non il passare del tempo giorno dopo giorno, fino a quando il tempo non avrebbe avuto più senso, fino a quando le lancette dell’orologio si sarebbero fermate scandendo il momento della fine, il momento in cui il tempo perde la sua identità perché da quel momento per lui non avrebbe rappresentato più nulla se non l’eternità. Era accaduto all’improvviso. Un giorno aveva la sua casa, le sue certezze, i suoi rituali quotidiani poi la corsa in ospedale e dall’allora era finito in quel luogo, in quella casa di riposo dove i figli avevano deciso che doveva stare per la sua incolumità, per essere meglio assistito, per non farlo sentire solo. E così aveva cominciato a sopravvivere, decidendo consapevolmente di non essere più parte del mondo. Vi erano tante persone che comparivano intorno a lui ma per lui erano attori in una vita che non era la sua. Aveva perso ogni emozione, non c’era niente che faceva battere il suo cuore, sopraffatto da una morsa di angoscia che alleviava solo pensando alla sua vita passata, scoprendo che anche quelli che erano stati i momenti più dolorosi ora addolcivano il suo stato d’intangibilità della vita. E così anche con lei che ogni mattina si avvicinava a prendergli la mano, fermandosi a raccontare le sue paure, le sue emozioni, anche con lei rimaneva immobile, in un altro mondo, nell’attesa di quel pranzo che avrebbe scandito il momento in cui avrebbe cambiato lo spazio, spostandosi da quella camera al letto. Ma lei non si arrendeva. Anche lei molte volte era triste, ma sapeva capire e poi aveva imparato a leggere gli occhi della gente, a vederne il dolore, aveva imparato a leggerne l’anima e sapeva che la sua era un’anima bella ma imprigionata e lei la voleva liberare. Per quello ogni mattina si svegliava e dopo le preghiere, per i suoi figli e i suoi nipoti, andava da lui e per quanto a suoi occhi si sentisse trasparente aveva imparato a considerarlo il suo migliore amico, aveva trovato nei suoi occhi fermi la sua forza, aveva visto in lui colui che capiva le sue fragilità, la sua nascosta paura del momento in cui avrebbe dovuto abbandonare la sua vita che nonostante tutto amava tantissimo. E così ogni giorno lei gli portava un piccolissimo fiore blu che raccoglieva nel giardino e che stranamente non conosceva le stagioni. Era tanto piccolo ma perfetto per il colore e la forma. Lei lo chiamava “non ti scordar di me” e lo poggiava delicatamente sul palmo della sua mano quasi come con quel gesto volesse donare una parte di se. Ma lui rimaneva fermo, immobile spettatore di una vita in cui i fotogrammi si alternavano uno dopo l’altro, lentamente fino a perdere la dimensione materiale, fino a perdere i colori, fino divenire una pellicola vuota, vuota come era ormai la sua realtà. E così ogni giorno fino a quando una mattina lei non arrivò da lui, e improvvisamente il tempo incominciò a riacquistare una dimensione, improvvisamente incominciò a sentire nel suo accelerare del battito del suo cuore la paura di non vederla. I minuti stavano diventando lunghissimi e lei, lei non c’era, lei era stata portata via, portata in ospedale. Lei poteva morire. L’aveva sentito dire a due infermiere che ormai erano abituate alla sua assenza e non pensavano che quella notizia potesse avere una dimensione così devastante per un uomo che ormai aveva rinunciato alla vita. Ma in quell’istante si ritrovò improvvisamente nel film della sua vita. Giovane e non felice, travolto da tutti quegli elementi che riteneva essere importanti e che non gli consentivano di perdere tempo per un carezza, un abbraccio, un bacio. E così era passata la sua vita senza abbastanza tempo per l’amore. E anche adesso che di tempo ne aveva tantissimo aveva rinunciato a utilizzarlo. Aveva rinunciato a dare alla sua esistenza l’opportunità di vivere. E fu allora che acquistò la consapevolezza della meraviglia del tempo che gli era stato donato e sentì il suo cuore vivo, forte e pieno d’amore. Lei era dentro di lui e con quel piccolo fiore gli aveva detto che sarebbe tornata…E lui ora era pronto ad aspettarla. Ogni giorno avrebbe raccolto per lei quel piccolo fiore fino al suo ritorno…

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