Le sue mani correvano veloci sulla tastiera. Si vedevano chiaramente i segni dei pennarelli colorati con i quali aveva,

fino a pochi minuti prima, sottolineato ogni pagina del libro per prepararsi all’esame. Tentava il più possibile di concentrare la sua mente, come se volesse entrare in un’altra dimensione che facesse trascorrere il tempo fino al giorno tanto aspettato. Ebbe un sobbalzo dal dolore che si era procurata involontariamente mordendosi un pollice, troppo concentrata su suoi pensieri. Sentiva ribollire dentro di sé mille emozioni. Non era abituata a sentirsi felice, e bastava la comparsa di un elemento nuovo per farla terrorizzare e per far emergere la sua paura di perdere l’amore che fino ad allora non aveva mai provato. Non che prima di allora non aveva avuto storie, non che prima di allora non aveva pensato di essere innamorata. Ma solo ora aveva capito che l’amore, il vero amore è unico. E’ non è l’amore dei film, o delle favole che finisce quando inizia, che ti fa soffrire e la cui felicità è procurata dalla fine del dolore. L’amore vero è tranquillo, ti emoziona ogni giorno e ti illumina lo sguardo al solo pensiero. E proprio perché così magico aveva una tremenda paura che tutto potesse svanire. E così ogni più piccolo cambiamento, ogni variazione stavano divenendo per lei un motivo di terrore. Si sentiva di non meritare tutta questa felicità, ed così più il momento era più straordinario e più forte era il dolore per la paura che svanisse. E travolta dall’intensità di questi pensieri, senza accorgersi, si addormentò e incominciò a sognare. Si trovava come avvolta dalla nebbia in piedi come su una fune sospesa nell’aria. Davanti a lei, reso opaco dalla nebbia, eppure nitido ai suoi occhi vi era quello per cui aveva sempre lottato, ma ora la paura di cadere la immobilizzava ed ogni passo, alla ricerca dell’equilibrio, le sembrava terribilmente complicato. Così complicato da diventare impossibile. Eppure la sua mente ricordava il momento in cui si era buttata senza pensare al filo così sottile, quando la voglia di giungere alla fine era più forte di ogni pericolo. Ricordava quando delle nere cornacchie avevano cercato di sconvolgere il suo equilibrio e di deviare il suo cammino, ma lei era andata avanti passo dopo passo sentendo il calore della passione che la guidava. Ricordava quando un elefante aveva appesantito la corda fino a farla precipitare ma la leggerezza della sua anima l’aveva sollevata e riportata a percepire anche quella piccola essenza che le dava la percezione dell’universo. Ricordava quando una strega le aveva deviato la strada, incrociando un filo invisibile, per confonderle il cammino ma lei era riuscita ugualmente a trovare la strada giusta, ascoltando la voce profonda del suo cuore. Ma oggi la nebbia l’avvolgeva e lei non ricorda più perché si trovava li. Aveva smarrito il suo obbiettivo. Quella lotta giornaliera l’aveva logorata, indebolita e la confusione si era impadronita di lei. Aveva paura e rimaneva immobilizzata, terrorizzata che anche un piccolo passo l’avrebbe fatta precipitare nel più profondo dell’abisso, che anche un semplice respiro avrebbe sconvolto il suo equilibrio e in quell’immobilismo anche il suo cuore smise si battere. E allora capì che non poteva farcela da sola. E che arrivano dei momenti in cui anche il cuore più forte ha bisogno di chiedere aiuto e nel silenzio della sua anima si mise a pregare. E proprio nel momento, in cui la sensazione di abbandono e di solitudine le sembrava così forte da spingerla a lasciarsi andare, si avvicinò un piccolo delicato uccellino. Lei non parlava la lingua degli uccelli eppure, in quel fragile cinguettio, il suo cuore percepì una voce che la spingeva a non avere paura. E così si girò a guardare dietro le sue spalle e in un fluttuante diradarsi della nebbia, si accorse che lei ormai non era più sospesa nell’aria, aveva già trovato quello che cercava e non poté fare a meno di voltarsi per sentirne il calore, quel calore che la paura aveva reso invisibile, nonostante fosse ormai da tanto tempo davanti ai suoi occhi.

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