La pioggia scendeva silenziosa. Si sentiva terribilmente triste, inadeguata. In quel momento niente avrebbe potuto portarle sollievo. In quel momento non c’era nessun posto in cui avrebbe voluto essere. Voleva piangere…Era tutto confuso dentro di lei e questo indefinito del suo essere le provocava una mancanza d’aria. Come se una mano invisibile stringesse tra le mani il suo stomaco impedendo alla sua anima di respirare. Forse doveva estrapolare la causa del suo malessere. Doveva capovolgere i suoi pensieri, come i giochi in una scatola. E guardarli a uno a uno, analizzarli, perché lei sapeva che dentro di sé, nascosto nell’indefinita dimensione della sua esistenza c’era la causa del suo dolore. Lei non voleva ammetterlo. Lei non ne voleva parlare. Del resto chi mai avrebbe capito, come poche parole, le più innocue per i più, erano in grado di resettare il suo cuore. Sapeva di essere non comune nell’agire. Di sfuggire alla dimensione leggera della vita. Sapeva guardarsi in modo lucido, razionale, come una bambina guarda e muove la Barbie nella sua nuova casa. In egual misura, sapeva muoversi in modo totalmente irrazionale ed appannato, perfettamente contrario alle prescrizioni che si impartiva per curare il suo male.

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